LA TRAGEDIA DI MARCINELLE RIVIVE NE ‘L’UOMO-CARBONE’

Sabato 13 luglio, alle ore 21, nelle Fonderie Righetti di Villa Bruno LA TRAGEDIA DI MARCINELLE RIVIVE NE ‘L’UOMO-CARBONE’ Presentato dal Teatro Sociale di Pescara nell’ambito del ‘Drago d’Oro’

Massimo Leone Nicky De Chiara
Massimo Leone Nicky De Chiara

Sabato 13 luglio, alle ore 21, nelle Fonderie Righetti di Villa Bruno, a San Giorgio a Cremano (Napoli), il Teatro Sociale Pescara propone al pubblico del ‘Drago d’Oro’ lo spettacolo intitolato ‘L’uomo-carbone’ e dedicato alla tragedia di Marcinelle, in Belgio in cui, l’8 agosto 1956, persero la vita 262 minatori impegnati nell’estrazione del carbone.

Il testo, scritto da Michele Di Mauro (uno dei tre protagonisti) e Federica Vicino (che ne firma anche la regia), racconta la storia di Antonio e Sandro, due fratelli di origine abruzzese come 60 dei 136 italiani partiti per il Belgio all’indomani della stipula dell’accordo ‘Uomo-Carbone’ tra i due paesi ed uccisi dall’esplosione del pozzo n. 1 all’interno della miniera.

Rita De Bonis
Rita De Bonis

L’allestimento, che ha debuttato a Pescara nel 2010 ed è andato in scena a Charleroi, in Belgio in occasione dell’inaugurazione del Museo della Memoria ricavato dall’ex miniera di Bois du Cazier, impegna gli attori Massimo Leone, Davide Clivio e Nichy De Chiara nelle vesti di tre minatori che, come tanti italiani dell’epoca, lasciarono il loro paese con in tasca la domanda di emigrazione e nel cuore i sogni, le speranze ed i timori di ragazzi qualunque.

“Credo sia importante – dichiara il presidente dell’Accademia Teatrale Sonora, Valerio Piccoli – che il teatro possa essere utilizzato anche come uno strumento della memoria per promuovere il ricordo e la testimonianza di pagine così buie della storia del nostro Paese”. La messinscena è inoltre interpretata da Michele Di Mauro, Lina Bartolozzi, Carlo Elpidio, Rita De Bonis, Rossella Remigio, Giulia Cipollone, Sara Civitarese, Lino Pisciella e Giorgia Starinieri (foto di scena Enrico Monaco).

“La nostra messinscena – sottolinea la regista Federica Vicino – rifugge dai luoghi comuni legati alle figure del minatore e dell’emigrante ma muove e si snoda attorno alla necessità di far emergere che i minatori di Marcinelle, prima ancora che lavoratori, erano persone con le loro storie, le loro vite, i loro sentimenti le loro paure ed il loro drammatico destino”.

In programma fino a domenica 14 luglio la quarta edizione della  rassegna ‘Drago d’Oro’, dedicata a Mario Scarpetta e diretta da Antonio Monaco e Valerio Piccoli, è un’iniziativa promossa dall’Accademia Nazionale Teatrale Sonora che si realizza con il patrocinio della Città di San Giorgio a Cremano. Inizio spettacolo ore 21, biglietti 8 euro con riduzione a 6 per gli over 70.

Info e prenotazioni: stagesonora@hotmail.it; 3383633043 – 3383017298.

TEATRO SOCIALE PESCARA

presenta 

‘L’Uomo-Carbone’

Nel ricordo di tutti coloro che hanno perso la vita lavorando nelle viscere della terra

Quando: Sabato 13 luglio, ore 21
Dove: Fonderie Righetti di Villa Bruno, San Giorgio a Cremano (Napoli)
Testo: Michele Di Mauro e Federica Vicino
Regia: Federica Vicino
Foto di scena e grafica: Enrico Monaco

 

Personaggi ed interpreti: 

Cantastorie Michele Di Mauro
Sandro, fratello minore Massimo Leone
Antonio, fratello maggiore Davide Clivio
Madre, Lina Bartolozzi
Caporale, Carlo Elpidio
Promessa Sposa, Rita De Bonis
Fidanzata di Sandro, Rossella Remigio
Minatore, Nichy De Chiara 
e con: Giulia Cipollone, Sara Civitarese, Lino Pisciella, Giorgia Starinieri

 

NOTE

Lo spettacolo

Sinossi 

L’8 agosto del 1956, tra le 7:30 e le 8:00 del mattino, un’esplosione devasta il pozzo n. 1 della miniera di Bois du Cazier, a Marcinelle, vicino Charleroi, in Belgio.

262 dei 274 minatori presenti in quel momento nella miniera perdono la vita: 136 sono italiani. 60 di queste vittime sono di origine abruzzese (provengono prevalentemente da piccoli paesi dell’entroterra della provincia di Pescara: Manoppello, Lettomanoppello,  Turrivalignani). Si tratta di emigranti partiti alla volta del Belgio all’indomani della ratifica dell’accordo ‘Uomo-Carbone’.

Siamo nel 1946. L’Europa, appena uscita dalla tragedia della Seconda Guerra Mondiale, deve rimettere in moro l’economia. Il Belgio ha assoluta necessità di riavviare l’attività estrattiva, uno dei traini del proprio sistema economico prima del conflitto ma, è praticamente privo di manodopera. Le ingenti perdite in termini di vite umane, causate dalla guerra, rischiano di compromettere la riapertura delle miniere. E’ così che iniziano le trattative con l’Italia, dove le priorità sono altre, la miseria e la disperazione hanno colpito (ed ancora colpiscono) soprattutto le zone del centro-sud più duramente del conflitto stesso. Il 23 giugno di quell’anno si arriva alla firma del Protocollo d’ Intesa finalizzato a regolare il rapporto tra i due paesi in ordine all’impiego di manodopera italiana in Belgio. L’accordo porta la firma d Alcide De Gasperi, alla guida il Governo di Unità Nazionale che promuove una politica attiva riguardo all’emigrazione. Esso prevedeva che l’Italia trasferisse 50.000 operai in Belgio che, come contropartita, le garantiva almeno 2.500 di carbone all’anno per ogni 1000 minatori  inviati. In realtà, solo alcuni termini dell’accordo furono resi noti tra cui una base salariale comune tra lavoratori italiani e belgi ed il trattamento pensionistico e sanitario garantiio. Non si fece luce, invece, sulle seguenti clausole: divieto di rescissione del contratto prima di un anno lavorativo continuativo in miniera (pena la detenzione), mancato rinnovo del passaporto in caso di rinuncia all’accordo ed impossibilità di cambiare lavoro prima di aver svolto 5 anni di lavoro in miniera.

Note di regia

L’allestimento racconta la storia di due fratelli, Antonio e Sandro, partiti alla volta del Belgio con in tasca la domanda di emigrazione e nel cuore tutti i sogni, le speranze ed i rimpianti di due ragazzi qualunque. Nel pozzo n. 1 quella maledetta mattina dell’8 agosto del ‘56 scopriranno che in realtà avevano imboccato la strada che li conduceva inesorabilmente verso il loro destino. Una storia dura e toccante dai risvolti neorealistici, a tratti ‘verghiani’, i cui protagonisti non sono però delle trasposizioni sceniche del cliché del minatore o dell’emigrante ma, persone. Il nodo centrale della storia si snoda attorno alla necessità di rivelare questa semplice ma non trascurabile ed incontrovertibile verità. I minatori di Marcinelle, prima ancora che lavoratori, erano persone con le loro storie, le loro vite,  i loro sentimenti,  le loro speranze e paure. E, il loro destino.

Federica Vicino   

 

La compagnia 

Il Teatro Sociale di Pescara (TSP), impegnato nel teatro sociale e civile, è una compagnia stabile diretta da Federica Vicino che si occupa di produzioni indipendenti. I suoi spettacoli sono distribuiti a livello regionale e nazionale ma vanta significative esperienze anche all’estero. L’esordio risale al 2006 con ‘Streghe’, che affrontava il tema delle morti bianche sui luoghi di lavoro. Oltre agli spettacoli di prosa ha all’attivo anche recital, reading, mise en espace e video tra cui  ‘Hamlet City’ (2007), ‘L’ultima città’ (2008) e ‘L’Uomo-Carbone’ (2010). L’attività del TSP è incentrata sull’interscambio di attività culturali, riferite alla creatività: dalla scrittura, alla recitazione, dalla fotografia, al video, dalla grafica, alla musica, al mimo ed alla danza. Una componente fondamentale di questo approccio che coniuga arte, cultura e solidarietà, è costituita dai settori della didattica e delle arti-terapie. Tutte le iniziative del TSP coinvolgono, a vario titolo, giovani (di età compresa fra i 18 e i 25 anni), Non è un caso, infatti, che la compagnia collabori stabilmente con istituti scolastiche, università, organizzando anche laboratori di didattica teatrale. La compagnia collabora con il liceo artistico ‘Misticoni – Bellisario’ di Pescara,  con l’Università ‘G. D’Annunzio’ di Chieti e l’ECAMlab-Laboratorio Teatrodanza.

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