Fabrizio Nevola un sangiorgese al cinema

Un film dallo spirito giovane che parla ai giovani, ma non solo. Tutti under 35 i protagonisti, il regista ed i componenti della troupe. Sullo sfondo, una provincia napoletana che unisce Acerra a Vico Equense. Sono questi gli ingredienti di “Le Verità”, l’opera prima del regista Giuseppe Alessio Nuzzo, in uscita nelle sale di tutta Italia dal prossimo 27 aprile. Tra i protagonisti della pellicola, presentata in conferenza stampa presso il Padiglione dell’Istituto Luce Cinecittà durante la 73esima Mostra del cinema di Venezia ed in anteprima alle Giornate Professionali di Cinema di Sorrento lo scorso dicembre, anche il sangiorgese Fabrizio Nevola che ha iniziato a calcare le tavole del palcoscenico grazie ad un progetto teatrale promosso dal Liceo Scientifico cittadino, allora ubicato in corso Umberto e frequentato da Fabrizio studente.

“Mi piange il cuore – dichiara ricordando quegli anni in cui è nato in lui l’amore per la recitazione – vedere oggi quell’edificio che è stata la mia scuola, essere diventato un rudere abbandonato. È pensare che io ho iniziato a recitare proprio per un progetto scolastico finalizzato alla riscoperta e valorizzazione delle ricchezze del nostro territorio, sia storiche che culturali. La scuola aveva aderito al progetto “La scuola adotta un monumento” adottando la Reggia di Portici e con essa l’itinerario delle ville vesuviane promuovendo la ristrutturazione di molte di quelle meraviglie architettoniche e storiche che erano ridotte in ruderi. Oggi in rudere è invece, ironia della sorte, l’edificio scolastico in cui tutto ha avuto inizio”.

E di strada, dall’interpretazione di Re Ferdinando IV di Borbone, il giovane Fabrizio, ne ha fatta tanta. Il treno con cui è partito non è stato il Napoli-Portici, ma quello diretto alla Capitale, dove ha frequentato la prestigiosa Accademia d’Arte Drammatica “Silvio D’Amico”, nel frattempo iniziano le sue prime esperienze teatrali diretto tra gli altri da Giancarlo Sepe, Armando Pugliese, Mario Ferrero, Michele Placido.
Alle esperienze teatrali fanno presto seguito quelle televisive con ruoli da protagonista in “Capri 3” e “Distretto di polizia 10” per Raiuno e di “Squadra Antimafia 6” per Mediaset.
Negli stessi anni l’artista sangiorgese viene scritturato (come unico attore presente in tutte e quattro gli allestimenti oltre al protagonista Massimo Ranieri) per il “progetto Eduardo” diretto dallo stesso Ranieri e prodotto da Rai Uno.
Nel 2015 arriva poi la partecipazione nel film di produzione statunitense “All Roads Lead to Rome” (Tutte le strade portano a Roma), della regista svedese Ella Lemhagen, protagonisti Sarah Jessica Parker, Raoul Bova e Claudia Cardinale.
Ed ora, nuovamente sul grande schermo, questa volta tra i protagonisti, di “Le Verità”, al fianco di Francesco Montanari, Nicoletta Romanoff e Anna Safroncik.

“Un film che andrei a vedere anche se non ne fossi uno degli attori! Quella proposta è una storia diversa. Non è una commedia, come le tante che sono ora in programmazione, bensì un thriller psicologico, un genere che solitamente noi importiamo dall’estero ed ora invece è proposto in un prodotto cinematografico Made in Italy.”

Cercando di non svelare troppo della trama del film chiediamo a Fabrizio di cosa tratta “Le Verità”.

“Sulla trama non posso svelare nulla, posso solo dire che avremo a che fare con visioni e realtà coscienti, percepite e non coscienti. Una descrizione che rimanderebbe subito a “Sliding doors”, ma non siamo in presenza dello stesso filo narrativo, in “Le verità” non abbiamo il “se fosse successo” ed anche il finale non è totalmente chiuso. Lo è per la storia narrata, ma sono certo che per ogni spettatore la lettura di quel finale, il suo significato, è diverso. È questa la bellezza e peculiarità del film. È per questo che consiglio veramente di vederlo. Da spettatore, prima ancora che da attore!”.

Chiediamo a Fabrizio cosa lo abbia spinto ad accettare di interpretare il ruolo di Alfredo Villano, il migliore amico del protagonista Gabriele.

“Il personaggio di Alfredo mi ha dato la possibilità di interpretare due persone nello stesso carattere, o forse due caratteri della stessa persona. Insomma un ruolo che nella sua profonda ambiguità mantiene per tutta la durata del film un equilibrio perfetto tra le sue varie sfaccettature a volte anche opposte che farebbero pensare ad un uomo in pena, invece Alfredo è tutt’altro che questo. Di lui è rimasto in me più che una caratteristica una sana invidia: il suo essere sempre centrato. Sia nel bene che nel male, Alfredo è un uomo realizzato e … “centrato”, è proprio questo il termine esatto”.

E quando Fabrizio si sente “centrato”?

“Quando sono sulle scene. Quando recito. Quando faccio la professione che amo!”

Perché Fabrizio ama così tanto calcare le tavole del palcoscenico e interpretare personaggi per il cinema o la televisione?

“Perché non tutti hanno il tempo per dedicarsi tempo. Ecco, per me l’arte è questo: ti dà la possibilità di analizzarti di riflettere su te stesso, proprio come di fronte ad uno specchio; non a caso si dice che lo specchio riflette! L’arte ti dà la possibilità di riflettere su ciò che vedi riflesso in uno specchio, su te stesso e sugli altri. Come si fa a non innamorarsi di un mestiere come quello dell’attore?”

E degli artisti con cui ha lavorato chi Fabrizio ricorda con maggiore gratitudine?

“Beh ognuno mi ha dato qualcosa. Soprattutto quando ho lavorato a teatro perché quando lavori per il palcoscenico hai modo di trascorrere molto più tempo con i tuoi colleghi e ad apprendere dalla loro esperienza. Hai il tempo per entrare con loro in sintonia, di instaurare con loro un rapporto che si conserva, con chi più e chi di meno, anche fuori dall’ambiente lavorativo. Con affetto ricordo il periodo in cui ho lavorato con Massimo Ranieri, un fratello maggiore con cui si è creato un rapporto stupendo. Per non parlare poi di quando Ranieri è stato affiancato da Mariangela Melato (per “Filomena Marturano”). Quando loro erano insieme, in sala prove o sul palcoscenico, si fermavano gli orologi. Era un continuo apprendere da due grandi della recitazione, aver recitato al loro fianco è stato davvero un onore per me”.

Ma gli orologi si fermano anche a parlare con Fabrizio Nevola e tra una riflessione ed un’altra, racconti di incontri passati e progetti per il futuro, il tempo a disposizione termina senza rendercene conto. La piacevole chiacchierata con l’artista sangiorgese si conclude con l’invito di andare tutti al cinema, dal 27 aprile, per “Le verità”: un film diretto da un giovane, recitato da giovani e di sicuro gradimento per tutti. Parola di Fabrizio Nevola!

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