Approvato come debito fuori bilancio il “buco Troisi” storia di uno dei creditori

Logo Premio Massimo Troisi«Vanto dall’Ente comunale, dal 2011, un credito di 3 mila e 200 euro, ma ne ho dovuti spendere molti di più per avvocati ed atti di messa in mora. Dopo oltre 4 anni, finalmente a breve, forse, questo credito potrò riscuoterlo, grazie all’approvazione del debito fuori bilancio a firma del commissario prefettizio. L’esperienza avuta per me è stata così negativa che da allora non voglio più stipulare contratti con le pubbliche amministrazioni, preferisco solo clienti privati, almeno quelli pagano, nonostante tutte le difficoltà economiche che stiamo tutti vivendo».
È l’amaro sfogo di Giorgio Mosca, titolare di una società di servizi di sicurezza, esempio dei tanti creditori che costituiscono il mega buco di bilancio del Premio Massimo Troisi. La sua storia è emblematica di quella di tutti i creditori che, nell’edizione 2011, l’ultima, della manifestazione, hanno prestato la propria opera, fornito prodotti o servizi ed hanno dovuto attendere più di quattro anni prima di veder riconosciuto dall’Ente comunale quel credito.
Uno dopo l’altro i singoli debiti non onorati hanno così finito per raggiungere la cifra complessiva di quasi 250 mila euro. Un debito fuori bilancio che il commissario prefettizio, Giacomo Barbato, ha reso esigibile meno di una settimana fa, mettendo fine all’ennesimo capitolo di una vicenda che vede vittime imprenditori come Mosca ed i cittadini di San Giorgio costretti a dover pagare, attraverso le proprie tasse, i costi dei mancati introiti della manifestazione.

IL RACCONTO DELLA TRAFILA GIUDIZIARIA – I quattro anni trascorsi prima di veder riconosciuto il proprio credito non sono stati, per Mosca come per gli altri creditori, solo anni di spasmodica attesa, come egli stesso racconta.
«Per raggiungere l’obiettivo di essere pagato il lavoro fatto e documentato – racconta l’imprenditore – ho dovuto pagare un avvocato, citare il Comune, nel frattempo pagare le spettanze ai miei dipendenti che avevano lavorato, versare i contributi loro dovuti e, ovviamente fatturare il tutto, pur non avendo incassato un centesimo. Negli anni ho poi dovuto portare avanti la vicenda con ulteriori solleciti di pagamento e lettere di messa in mora, con ulteriori costi per avvocati e carte bollate. Vien da sé che, aldilà della cifra, che fortunatamente non è elevata, chiunque al mio posto avrebbe rinunciato a veder riconosciuto quanto gli spetta. Per me invece è diventata una questione di principio, preferisco rimetterci con le spese, ma non voglio che un solo euro che mi è dovuto non mi sia consegnato. Ripeto però che quest’esperienza mi ha portato a prendere la decisione di non stipulare mai più contratti con le pubbliche amministrazioni».

ANCORA NESSUN RESPONSABILE DEL DEBITO – Intanto ancora nessuna motivazione plausibile è stata fornita sul perché ed il per come il debito si sia accumulato nell’ultima edizione del Premio Troisi. Analisi degli atti, commissioni di indagini ed incartamenti inviati alla Procura della Repubblica, non hanno per il momento sortito alcun effetto sui responsabili di mala gestio dell’Ente strumentale deputato all’amministrazione dell’evento dedicato al più noto concittadino, ma anche di tutti gli eventi di promozione culturale che avrebbero dovuto svolgersi in città.
Fiore all’occhiello solo qualche anno fa, quando la città era identificata proprio come “Città del Premio Massimo Troisi”, dicitura ancora reperibile sulle insegne comunali di “Benvenuti a San Giorgio a Cremano”, oggi il Premio Troisi ha preferito “emigrare” verso Morcone, in provincia di Benevento, e l’Ente strumentale che lo gestiva è stato ufficialmente chiuso dal consiglio comunale un paio di anni fa, proprio in conseguenza del debito accumulato.

da “Il Roma

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