Appello di Tommaso Castaldo per trovare lavoro

Tommaso e Giuseppina il giorno del matrimonio«Si parla tanto di politiche sociali e di sostegno ai più deboli eppure la nostra famiglia è da un anno lasciata sola ad affrontare la grave disabilità di Matteo, persino a scuola il bimbo è assistito dall’assistente materiale solo per la metà di quanto avrebbe diritto di avere. Una società che si disinteressa dei più piccoli è una società che non ha il diritto di chiamarsi civile». È l’amaro sfogo di Tommaso Castaldo, il papà adottivo di Matteo, un bimbo oggi di 5 anni, che è stato accolto in casa di Tommaso e Giuseppina nel 2008 quando aveva solo 4 mesi. Matteo, un vulcano di allegria e dinamicità e due vispi occhi scuri, viene dall’India e sin dalla nascita non ha braccia e gambe: è focomelico.  La focomelia è una grave malformazione congenita che consiste nel mancato sviluppo, in parte o totalmente, degli arti superiori e/o inferiori: da recenti studi si è costatato che le cause vanno ricercate nella assunzione di “talidomide”, un particolare farmaco usato in passato, ma di recente reintrodotto in commercio, dai medici come antidolorifico per le donne in gravidanza.

Tommaso e Matteo Castaldo«Matteo – spiega il papà Tommaso – è un bambino che fa tutto ciò che fanno gli altri bambini: ha solo 5 anni, ma già scrive il suo nome; disegna, gioca, afferra oggetti ed è l’allegria fatta persona, ma purtroppo i suoi movimenti sono limitati ed ha bisogno di costantemente qualcuno accanto. Fino a quando io lavoravo, fino ad un anno fa, eravamo una famiglia, pur nelle difficoltà del quotidiano, felice; oggi siamo comunque felici, ma non sappiamo più come andare avanti, solo il nostro amore immenso per Matteo non basta a nutrirlo. È per questo che chiedo l’aiuto di tutti. Mi sono rivolto al Comune, ai servizi sociali, al Cardinale Sepe e mi rivolgo a chiunque possa offrire un lavoro a me o a mia moglie. Con meno di 500 euro al mese, che è l’accompagnamento per la disabilità di Matteo, non si può sopravvivere».

Tommaso, come detto da lui stesso, fino ad un anno fa lavorava in una piscina sociale di via delle Repubbliche Marinare come addetto alle piscine da due anni, precedentemente aveva svolto la mansione, per 10 anni, di assistente agli spogliatoi. A luglio del 2012 invece il licenziamento. «Fino a marzo di quest’anno – racconta – ho usufruito della disoccupazione speciale, ma da marzo ad oggi non ho percepisco più un euro. In questi mesi ci hanno aiutato i parenti, qualche conoscente, ma non possiamo continuare a contare su di loro. Ho fatto appello anche al Cardinale Sepe ed al sindaco Giorgiano. Con quest’ultimo ci siamo incontrati una decina di giorni fa e mi ha promesso che avrebbe preso a cuore la nostra storia. Siamo in attesa che le promesse si trasformino in realtà e non restino parole al vento. Sento il bisogno di provvedere a mio figlio, non voglio l’elemosina, ma un lavoro modesto per guadagnarmi la possibilità di portare avanti la mia famiglia».

Una famiglia, quella di Tommaso e Giuseppina, nata il 23 ottobre 2002, in piazza San Pietro a Roma, dove fu Giovanni Paolo II a sigillare le promesse matrimoniali dei due giovanissimi sposi. Una vita vissuta nella profonda fede in Dio a cui, ancora una volta, Tommaso e Giuseppina affidano i loro affanni e preoccupazioni certi che, dall’Alto, non mancherà loro il sostegno.

fonte “Il Roma” del 26 Maggio 2013

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