Annamaria Fontana, l’ex assessore e consigliera di San Giorgio al soldo dell’Isis

Anche un passato politico nel curriculum vitae di Annamaria Fontana, la donna che da stamattina é in stato di fermo insieme al marito con l’accusa di traffico d’armi destinate all’Isis. Il suo nome non risulta però sconosciuto ai dossier degli organi investigativi in materia di spionaggio internazionale. Nel 2009, come riporta il Corriere della Sera, fu richiesto l’intervento del Copasir, il Comitato di controllo sui Servizi segreti, proprio per indagare sull’attività di una fondazione «Italiani nel mondo» di cui lei sapeva molto e che sarebbe stata negli anni passati una copertura del Sismi, il servizio segreto militare italiano prima della riforma.
Pochi anni prima, a San Giorgio a Cremano, dove risiede, la donna ha però avuto tutt’altro ruolo.
Consigliere comunale del PSI e del PSDI, la Fontana ha ricoperto anche l’incarico di assessore nel comune vesuviano, il tutto a cavallo tra gli anni ’80 e primi anni ’90, quando la donna decide di lasciare l’attività politica diretta per dedicarsi totalmente ai rapporti internazionali, supportando, a detta di chi la conosce, gli impegni lavorativi del marito, l’ingegnere Mario Di Leva, imprenditore edile, nel frattempo avvicinatosi è convertito all’Islam, tanto da cambiare poi il proprio nome in Jaafar.

Stando alle indagini della Procura di Napoli i due coniugi sarebbero stati in prima persona coinvolti nella compravendita di armi con Libia e Iran. Ma l’impegno internazionale di quella che da molti veniva soprannominata “La dama nera”, per l’abitudine di indossare il velo e l’abbigliamento nero nelle foto in cui la ritraggono in compagnia del presidente iraniano Ahmadinejad e circolanti da stamattina anche su internet, sembrerebbe non essersi limitato solo a rapporti commerciali.
Un rapporto diretto con il presidente iraniano e non solo che, alla luce degli ultimi risvolti di indagini, comproverebbe le dichiarazioni dell’ex senatore Sergio De Gregorio rilasciate nel suo libro “Operazione libertà”, nel quale, come riporta anche il sito del Corriere della Sera, vi é un intero capitolo dedicato alla visita della donna a Teheran.
De Gregorio, dice dell’imprenditrice «l’emissario Annamaria Fontana naviga fra Ayatollah e guardiani della rivoluzione come un maschio barbuto. Amica dei leader delle fazioni più integraliste del paese islamico, è considerata dalla Cia un infiltrato del Mois, il servizio segreto iraniano che conterebbe, secondo stime degli Usa, su almeno trentamila agenti sparsi per il mondo».

La donna, a quanto riporta i, Corriere della sera “aveva vissuto per ben 17 anni a Teheran. Oltre alla palazzina di San Giorgio a Cremano [in piazza Bernardo Tanucci], un’altra proprietà di famiglia è una lussuosa casa a Posillipo. Secondo un articolo pubblicato su Corsera Magazine il 15 luglio 2009, Annamaria Fontana avrebbe avuto anche un ruolo nella liberazione di due soldati israeliani finiti nelle mani degli hezbollah. Insomma, un personaggio dal profilo inquietante che divideva la sua esistenza tra San Giorgio a Cremano e i Paesi arabi”.
Particolari inquietanti starebbero in queste ore emergendo dagli atti della Dda di Napoli, proprio intorno al sequestro di Fausto Piano, Salvatore Failla, Gino Pollicandro e Filippo Calcagno e conclusosi, nel marzo del 2016 con la morte dei primi due e la fuga degli altri.
Sotto la lente degli investigatori alcune intercettazioni e messaggi WhatsApp risalenti al 2015, in concomitanza del sequestro.

Il primo messaggio viene inviato da Di Leva alla moglie: «Hey, hanno rapito 4 italiani in Libia». Gli altri due sono la risposta della donna al marito; il primo: «Già fatto notizia vecchia, già sto in contatto». Il secondo: «Ce li hanno proprio quelli dove noi siamo andati già sto facendo già sto operando con molta tranquillità e molta cautela».
«Allo stato — scrivono i pm nel fascicolo — non si conosce quali siano i motivi per cui Di Leva e Fontana manifestano interesse per la vicenda del rapimento dei connazionali, non potendosi escludere una loro possibile attività nel complicato meccanismo di liberazione che solitamente avviene tramite il pagamento di riscatti o la mediazione con altri affari ritenuti di interesse dei miliziani».

Fonte foto: Ansa.it

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