A 20 anni dall’uscita del film “Massimo” la borsa da uomo ispirata al Postino di Troisi

Benedetta-Bruzziches-Massimo-bagSAN GIORGIO A CREMANO – È ispirata all’ultima opera cinematografica di Massimo Troisi, a 20 anni dall’uscita nelle sale del film “Il Postino”, la prima realizzazione della linea uomo di  Benedetta Bruzziches, 28enne di Caprarola, in provincia di Viterbo, stylist internazionale di borse ed accessori donna, ora cimentatasi anche con creazioni per uomo.

benedetta bruzziches«Si chiama “Massimo”  – ha dichiarato la Bruzziches presentandola in anteprima al Pitti di Firenze – in omaggio, ovviamente, alla meravigliosa immagine del postino italiano che ha dato Massimo Troisi. La creazione fa parte di un nuovo percorso che, come azienda, abbiamo deciso di intraprendere ispirandoci ad una figura professionale che fa della borsa una necessità. Abbiamo scelto il postino perché vogliamo recuperare le artigianalità perdute, realizzando borse attraverso tecniche che nessuno usa più perché troppo complicate in un mondo in cui tutto è industrializzato».

borsa massimoPer la 28enne stilista viterbese ogni borsa delle sue creazioni deve raccontare una storia. «Perché è la storia a farla bella» ha più volte dichiarato nelle sue interviste.

La borsa “Massimo” quindi non sarà da meno. « La figura del postino è sempre stata molto poetica, – ha dichiarato – un aspetto che si è perso con il progresso. Prima si aspettava con trepidazione, perché ci consegnasse lettere, specie quelle d’amore. Ora, invece, lo consideriamo solo foriero di cattive notizie».

bruzziches - massimoParole che accomunano quella faticosa, ma stupenda professione, ricca di poesia, alla poetica produzione artistica dell’indimenticato Troisi, ambasciatore della tradizionale napoletanità senza, come ha scritto magistralmente su di lui Benigni, “aver mai parlato della pizza, e mai suonato il mandolino”. Allo stesso modo la produzione della borsa “Massimo” rispetta le regole antiche della realizzazioni delle vecchie borse di cuoio dei postini. «La borsa – dice Benedetta Bruzziches – viene cucita su una forma di legno con la stessa tecnica degli anni ’50 ed è realizzata col metodo “tre chiodi”, nel quale il tessuto al dritto va a rovescio e viceversa. Tra l’altro si vende con penne e punteruolo per essere scritta e disegnata proprio come fosse una lettera. Stiamo avviando delle collaborazioni con vari artisti per far sì che ognuno ci realizzi sopra la sua idea». Ispirandosi nelle loro creazioni artistiche, perché no, magari proprio all’artista sangiorgese.

dal ROMA del 7 Marzo

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